Le infezioni del sito chirurgico (ISC) sono tra le infezioni correlate all’assistenza (ICA) più comuni, mediamente il 15-16%, e frequenti sia in Europa che negli Stati Uniti. In Europa, alcuni dati epidemiologici confermano che l’incidenza delle ISC può raggiungere valori anche del 20%, ma che tale incidenza dipende molto dal tipo di chirurgia, dai criteri di sorveglianza utilizzati e dalla qualità dei dati raccolti. I dati europei sottolineano l’evidenza che l’aumentato numero di procedure chirurgiche mininvasive ha di fatto ridotto il numero di ISC.
Per esempio, per i pazienti sottoposti ad intervento di colecistectomia per via laparotomica il tasso di infezione è pari al 4%, mentre per via laparoscopica è dell’1,1%. Allo stesso modo, nei pazienti affetti da appendicite acuta, il tasso di infezioni risulta del 2% nei pazienti che vanno incontro a intervento chirurgico effettuato con tecniche mininvasive e dell’8% nei pazienti sottoposti ad intervento condotto con metodica convenzionale. Possibili spiegazioni di questa minore incidenza di ISC a seguito di procedure mininvasive vanno ricercate nella minore dimensione dell’incisione cutanea, nella più precoce mobilizzazione del paziente, nella riduzione del dolore post-operatorio, nelle preservazione delle funzioni immunitarie, nel ridotto uso del catetere venoso centrale.
Tutti i pazienti sottoposti ad un intervento chirurgico sono a rischio di sviluppare delle complicanze intra e post-operatorie. Le ISC si associano ad un prolungamento della degenza ospedaliera, possono richiedere ulteriori interventi chirurgici, possono prevedere il ricovero in terapia intensiva e in molti casi hanno un impatto significativo sulla mortalità. Si definiscono ISC quelle infezioni che insorgono in corrispondenza della zona trattata chirurgicamente entro i 30 giorni successivi all’intervento ed entro i 90 giorni per gli interventi che hanno comportato l’inserzione di protesi.
Le infezioni del sito chirurgico possono originare sia da fonti endogene che esogene. I microrganismi responsabili della contaminazione endogena sono solitamente i commensali presenti sulla cute e/o sulle mucose o gli organi del paziente, in prossimità della sede dell’intervento (per esempio Staphylococcus aureus e Staphylococcus epidermidis in caso di contaminazione proveniente dalla cute; Escherichia coli, ovvero un altro enterobatterio o un anaerobio, in caso di intervento sull’intestino). La contaminazione esogena è provocata da microrganismi ambientali o comunque non provenienti dalla flora batterica del paziente; tale contaminazione può essere la conseguenza di una colonizzazione avvenuta in ambiente nosocomiale nel corso di un ricovero per cause non prevenibili o per il mancato rispetto delle norme di prevenzione note. Molteplici studi negli ultimi decenni hanno indagato i fattori che possono aumentare il rischio di contrarre un ISC, alcuni dei quali modificabili (fattori estrinseci), altri più difficilmente o per nulla (fattori intrinseci)
I molteplici fattori che possono contribuire all’ISC durante il percorso clinico-assistenziale del paziente rendono la prevenzione di queste infezioni molto complessa, per la necessità di adottare misure preventive prima, durante e dopo l’intervento chirurgico.
Ogni azienda ospedaliera dovrebbe avere delle misure ad oggi considerate fondamentali per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico, al fine di ridurne l’incidenza stimata attraverso la sorveglianza, in coerenza con quanto disposto dalla legge n.24/2017 “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.
Come richiedere il risarcimento dei danni in caso di infezioni ospedaliere?
Per farlo, occorre innanzitutto richiedere una copia della cartella clinica e dei referti degli esami eseguiti in ospedale, gli esperti Tutelaprima valuteranno il caso.
Bisogna considerare che ottenere un risarcimento danni può richiedere molto tempo, ma non ci si deve arrendere. Bisogna rivolgersi a professionisti del settore, per far valere i propri diritti.
L’assistenza Tutelaprima è sempre gratuita telefonando al numero verde attivo H24 – 800 609 403
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